Quant’è misogina l’eterologa

Siate solidali, donne, regalate i vostri ovociti a chi ne ha bisogno”. Ancora una volta il Monde si è fatto carico (due giorni fa) di segnalare l’incresciosa “penuria” di donazioni che costringe le coppie francesi ad andare in Spagna o in Belgio per cercare un figlio con l’eterologa.
16 AGO 20
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Siate solidali, donne, regalate i vostri ovociti a chi ne ha bisogno”. Ancora una volta il Monde si è fatto carico (due giorni fa) di segnalare l’incresciosa “penuria” di donazioni che costringe le coppie francesi ad andare in Spagna o in Belgio per cercare un figlio con l’eterologa. Paesi dove quel cosiddetto dono è retribuito, a differenza di quanto avviene oltralpe, e pazienza per la contraddizione in termini. L’Agenzia di biomedicina ha un bel lanciare campagne (“Potete regalare la gioia di diventare genitori”, è lo slogan dell’ultima): a quanto pare le francesi non ne vogliono sapere, e nel 2009 (ultimi dati disponibili) di quasi 1.700 coppie bisognose di ovociti, nemmeno trecento sono riuscite a ottenerli in Francia. Il fatto è che, dove non intervengono pesanti fattori di mercato – la povertà delle aspiranti donatrici, come avviene in India, in Spagna e nell’est Europa, o un più che lauto compenso, come in America, dove i gameti femminili si comprano per migliaia di dollari – l’appello a quel tipo di generosità mostra tutta la sua ambiguità. In realtà si chiede alle donne, in nome della solidarietà con altre donne, di aderire a un atteggiamento “dissipativo”, da sessualità maschile.
E’ piuttosto spaventevole pretendere che una donna accetti serenamente, e addirittura pianifichi, che se ne vada in giro per il mondo un proprio figlio, carne della propria carne, senza saperne più nulla ma sapendo che c’è. La retorica della solidarietà eterologa nega la carne, avvilisce l’esperienza del materno nella “donatrice” per esaltarla in forma mendace nella “ricevente”, la appiattisce sullo stile maschile di chi semina figli senza curarsene. E’ pura misoginia.